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Skating e graffiti: le inclinazioni di Steven

La storia e le inclinazioni di uno dei menzionati del concorso Urban Bootcamp by tau-marin.

Da Chertsey a Roma con un’inclinazione per il disegno e l’arte in ogni sua forma: questa è la storia di Steven James Vittoni, spirito urbano che, con il suo “Dis...connected”, ha ottenuto la menzione d’onore nell’ambito dell’Urban Bootcamp by tau-marin.
La sua opera, che richiama i colori dello spazzolino Urban Edition, è un’affascinante e distopica creazione che racconta di un futuro decisamente spiazzante e di skater ribelli. Un elaborato che ci ha incuriosito a tal punto da voler conoscere al più presto il suo autore.

"Dello skate non si smette mai d’innamorarsi. Il bello di questa inclinazione è forse anche la difficoltà dei trick, la perseveranza che richiedono, la dedizione che bisogna avere. Nonché, ovviamente, la sopportazione del dolore.”

Ciao Steven e complimenti per la menzione ottenuta all’Urban Bootcamp, ci racconti qualcosa di te?

Certamente! Mi chiamo Steven James Vittoni. Sono nato in Gran Bretagna e cresciuto nella periferia di Roma. Complice un’inclinazione per il disegno e l’arte in ogni sua forma (la vena artistica l’ho ereditata dalla mia famiglia!), mi sono avvicinato al mondo dei graffiti nel 1997.
Per affinare la tecnica ho seguito un corso come Grafico Pubblicitario e Illustratore. Poi? Beh, poi, partendo dalla musica e dalla cultura Hip Hop, ho esplorato a lungo il mondo dei Graffiti a Roma e Provincia, e da Writer sono divenuto Street Artist. Amo tantissimo questa mia “inclinazione” urbana. Pensate che, quando ero ragazzo, mi allontanavo da casa dei miei la notte per dedicarmi, anziché a serate in discoteca, a esprimere il mio amore per l’arte.

Come racconteresti il tuo stile?

Nel mio modo di vivere e vedere la street art, linee e tratti puliti sono il principale obiettivo.
Ho iniziato a esprimermi con i graffiti, con ciò che si chiama “Lettering”, per poi approdare nel campo delle arti figurative. Da qui un’ulteriore evoluzione: oggi cerco sempre più di abbinare a ciò che disegno un messaggio sociale. Mostrare sì, ma anche far riflettere, stimolare.
Mi piace anche sperimentare. Negli ultimi tempi alla pittura dei Wall ho affiancato la pittura su tela o su qualsiasi materiale di riciclo che mi trovo tra le mani.

Sappiamo che hai firmato anche diverse mostre, dove?

Le mie mostre principali sono a cielo aperto o in fabbricati dismessi, ma ultimamente i miei quadri e le mie opere, soprattutto quelle realizzate con materiali riciclati, sono stati mostrate anche in piccoli spazi espositivi a Roma.

"L’Urban Bootcamp è stata un’esperienza nuova. Ho visto il post sui social e ho pensato: sono skater, adoro le arti grafiche, la sperimentazione. Questo contest è per me."

Parlaci della tua inclinazione per lo skateboarding. Quando e come è nata?

È nata verso la fine degli anni ’80. Avevo circa 10 anni e spesso mi recavo dai nonni a Londra, dove lo skate, come altre culture, è arrivato prima che qui in Italia.
Ricordo due momenti salienti legati al mio amore per lo skate: il primo quando, dopo aver trovato la piscina abbandonata di un residence estivo, provai la sensazione dello skatare senza mai fermarsi. E la seconda quando sperimentai il mio primo “half pipe”. La sensazione fu stupenda: un mix di paura, adrenalina e divertimento.
Comunque dello skate non si smette mai d’innamorarsi: il primo “olly” chiuso, farlo sempre più alto, saltare due tavole impilate o una gradinata più alta oppure chiudere il primo flip dopo mesi di tentativi. Il bello di questa inclinazione è forse anche la difficoltà dei trick, la perseveranza che richiedono, la dedizione che bisogna avere. Nonché, ovviamente, la sopportazione del dolore.

Com’è stato partecipare all’Urban Bootcamp e qual è la fase che ti è piaciuta di più.

Un’esperienza nuova. Ho visto il post sui social e ho pensato: sono skater, adoro le arti grafiche, la sperimentazione. Questo contest è per me. Ho scelto di lavorare su una tela molto complicata, dove le tecniche usate sono state molteplici.  Ho poco tempo libero e sicuramente il Bootcamp mi ha dato la spinta per poter iniziare e completare quest'opera particolarmente elaborata. Ho anche apprezzato gli scambi intercorsi tra noi partecipanti. Molto stimolanti. Infatti, mi ha emozionato positivamente conoscere altri artisti con cui in un futuro collaborare.

"Dello spazzolino Urban Edition adoro il design e, in particolare, i suoi colori. Esprimono molto bene il mondo Urban. Vibrano bene."

Ci racconti qualcosa del tuo elaborato?

Il mio elaborato, “Dis… Connected”, rappresenta un ipotetico futuro dove una nuova pandemia perdura da anni e oggetto di uso quotidiano è la Super Mask o Smartmask, un visore per la realtà aumentata che integra maschera respiratoria, telefono, web browser e tutte le app del caso, permettendo di essere costantemente connessi (ma alienati dal mondo circostante).
Protagonisti del dipinto sono la modella in primo piano con indosso la Smartmask e alcuni skater ribelli che aggiungono su uno dei cartelli pubblicitari le lettere “DIS” alla scritta “connected”, ribadendo al mondo che si può stare al sicuro ma meglio disconnessi. Per gioire delle persone dal vivo, di sport all'aperto, senza vedere il mondo solo da un visore interattivo.

Cosa ti piace dello spazzolino Urban Edition tau-marin?

Dello spazzolino Urban Edition adoro il design e, in particolare, i suoi colori. Esprimono molto bene il mondo Urban. Vibrano bene.

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