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Lucio, un’inclinazione che “ingrippa”

Lo skateboarding, le arti visive: ecco la storia di Lucio, menzione d’onore all’Urban Bootcamp.

Un sorriso ampio e occhi pieni di curiosità: sono queste le caratteristiche che colpiscono subito di Lucio Barbuio, designer e artista. Il giovane, originario di Bibione e residente a Roma, ha conquistato all’Urban Bootcamp by tau-marin la menzione d’onore nella sezione arti visive (quella guidata da Cristina “Kre” Vardenaga).
Il suo lavoro, dal titolo super evocativo, è una celebrazione dello skateboarding, del legno come materiale e del nostro amato spazzolino Urban Edition.
Ecco cosa ci ha raccontato.

"Il contatto con lo skateboarding era nel mio destino: anche se 40enne adoro ancora le ruote. Per Roma mi muovo con i miei vecchi pattini Roces con cui cavalcavo l’asfalto da ragazzo."

Ciao Lucio e piacere di conoscerti, ci racconti qualcosa di te?

Ciao ragazzi! È un piacere fare quattro chiacchiere con voi! Sono un neo 40enne sognatore, ex graphic designer, originario di Bibione (Venezia) e da 10 anni residente a Roma. Qui vivo e lavoro come libero professionista (presso lo StudioSotterraneo, che condivido con altri artisti) facendo ciò che più mi piace: usare la creatività e la manualità per dare vita a qualcosa di nuovo.
Mi occupo di incisioni a mano su vetro, fotografia e creazioni artistiche, specialmente su acrilico. Ma non disdegno i nuovi materiali e i classici. In breve: adoro sperimentare e mischiare le tecniche industriali con il classico artigianato.

Parlaci della tua inclinazione per lo skateboarding. Quando e come è nata?

Lo skateboarding… che meraviglia! Questa inclinazione è nata recentemente, quando ho vinto il contest dell’associazione “Thankyouskateboarding” che ricercava una grafica per le loro t-shirt.
Sono rimasto profondamente affascinato da questa associazione, che promuove lo skateboarding e lo insegna ai ragazzi nel nuovo Skatepark di Lignano Sabbiadoro, e quindi mi sono tuffato anche io in questo mondo.
Penso che il contatto con lo skateboarding fosse già nel mio destino: anche se 40enne adoro ancora le ruote. Per Roma mi muovo con i miei vecchi pattini Roces con cui cavalcavo l’asfalto da ragazzo.

Oltre a essere skater, sei anche designer. E questa inclinazione quando e com’è nata?

Potrei dire “da sempre”, ma non è vero. È stato un percorso lungo e tortuoso. Sono degli anni ’80, quando fare il designer o artista non era nemmeno visto come un mestiere.
Nel 2003/2004 frequentai il “Cfp Bauer” di Milano che si concluse con uno stage da graphic designer in uno studio di comunicazione. In quel periodo iniziai a disegnare sistematicamente. Riempivo agendine e foglietti con disegni e partecipai con degli elaborati alla mia prima mostra. L’esperienza fu fantastica, ero felice, più creavo, più mi ricaricavo: scoprii questa forza fantastica.
Poi continuai a lavorare tra studi grafici e agenzie pubblicitarie, ma mi resi conto che avevo bisogno di nuove sfide. Mi licenziai, provai un nuovo corso all’Università e altre esperienze e poi decisi di aprire partita iva e provare a lavorare da libero professionista. Mai scelta fu più giusta. Oggi sperimento, partecipo a mostre, condivido arte, creo, viaggio e ho fatto della mia inclinazione un mestiere, lavorando con la gente e per la gente. Sono grandi soddisfazioni e anche tanti sacrifici, ma sono contento.

"Non reputerei l’Urban Edition un semplice spazzolino ma un vero e proprio oggetto di design, come quelli che si progettavano una volta: all’insegna di estetica e funzionalità."

Com’è stato partecipare all’Urban Bootcamp?

È stata un’esperienza interessante. Ciò che mi ha meravigliato era la totale libertà creativa, cosa stupenda (ma anche insidiosa). Solitamente viene sempre data una traccia nei vari contest che limita e, al tempo stesso, aiuta a trovare una direzione. Essere liberi è stato stimolante, una sfida personale che mi ha permesso di esplorare nuove strade e scoprire materiali differenti dai quali prendere spunto.

Ci racconti qualcosa del tuo elaborato “M’ingrippi”?

Sono affascinato dai materiali, dal design e dalle tecniche applicate. Credo che l’artigianato e la lavorazione industriale, se amalgamati, possano produrre risultati davvero interessanti.
Quando acquistai la mia prima tavola rimasi colpito dalle venature del legno e ci rimasi un po’ male quando venne coperto - per necessità - dal grip* nero. Il legno è un materiale stupendo, non volevo perderlo e, per l’Urban Bootcamp, ho deciso di presentare una grafica che lo esaltasse e fosse anche funzionale. L’incisione, il disegno descrive nei tratti l’esperienza dell’Urban Bootcamp e funge da grip. Era un’idea che mi ronzava in testa da tempo: ora è qui, progettata. E non solo: in futuro la concretizzerò ulteriormente.


* Il grip è un foglio granuloso simile alla carta vetrata che si attacca alla superficie superiore della tavola da skateboard, per fornire aderenza o trazione allo skater.

Dall’iscrizione alla conclusione, qual è la fase dell’Urban Bootcamp che più ti ha emozionato?

Forse quella iniziale: ero in un periodo lavorativo complicato. Di giorno mi occupavo dei miei progetti e la sera scrivevo, appuntavo, curiosavo ed esploravo, alla ricerca di un’idea fuori dalle righe, che andasse oltre il classico disegno. È stato interessante mettermi in contatto con gli artisti partecipanti. Non tanto per la votazione interna, ma proprio per la condivisione e il contatto, cosa che ormai è sempre più rara.

Cosa ti piace dello spazzolino Urban Edition tau-marin?

Di sicuro la scelta dei colori lo rende frizzante e armonioso, delle combinazioni che personalmente trovo che si sposino molto bene. Ma non solo! Il particolare taglio delle setole, nell’utilizzo pratico, risulta nuovo al tatto e funzionale. Non lo reputerei un semplice spazzolino ma un vero e proprio oggetto di design, come quelli che si progettavano una volta: all’insegna di estetica e funzionalità.

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